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11 settembre 2018 - 11:49

La siccità e le alte temperature del corso d’acqua — molto sfruttato a fini irrigui ed idroelettrici— avrebbero permesso la sovrapproduzione di amebe, che avrebbero inglobato il batterio

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«A ieri fino alle 20 vi sono stati 235 accessi al pronto soccorso, 196 sono le persone attualmente ricoverate, 12 le persone che hanno rifiutato il ricovero o che sono state dimesse, due i decessi, uno con una diagnosi accertata di legionella». Lo ha detto l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera riferendo in Consiglio regionale sull’epidemia di polmonite che sta interessando il bresciano. «In 12 casi, sul numero totale, è stato accertato che si tratta di legionella» ha aggiunto.È il fiume Chiese l’indiziato principale dell’ondata di polmoniti che sta tenendo con il fiato sospeso decine di comunità della bassa Bresciana e l’alto Mantovano, dove i contagiati sono oltre quota 200. La siccità e le alte temperature del corso d’acqua — molto sfruttato a fini irrigui ed idroelettrici— avrebbero permesso la sovrapproduzione di amebe, che avrebbero inglobato il batterio della Legionella, «proteggendolo». Il batterio, complici le piogge torrenziali che non sono mancate nelle ultime settimane, sarebbe poi stato trasportato tramite fossi e canali irrigui, andando a contaminare pozzi privati e falde.

Questa una delle piste principali che sta seguendo l’autorità sanitaria bresciana, che sta effettuando diverse analisi sull’acqua del Chiese ma anche su campioni d’aria prelevati in zona. L’ipotesi è ritenuta plausibile anche dagli esperti infettivologi degli Spedali Civili di Brescia. Una prima controprova di questa tesi sta nell’aumento di casi di infezioni polmonari dovuti a Legionella come ha confermato l’assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera. L’assessore parla anche di un fenomeno circoscritto tra il 2 e il 7 settembre: negli ultimi due giorni le persone che sono andate al pronto soccorso sono due ieri e tre l’altro ieri».

Il tracciato del Chiese e dei suoi canali emissari è geograficamente sovrapponibile al territorio interessato dall’emergenza polmonite: Montichiari, Carpenedolo, Calvisano, fino al Basso Mantovano. Fiume che proprio da Montichiari in poi è ridotto in estate ad un rigagnolo, con pozze di acqua stagnante. Un brodo colturale ideale per lo sviluppo di diversi batteri. Ora resta da capire come l’agente patogeno possa essere arrivato fino ai rubinetti di centinaia di abitazioni. Se infatti è plausibile la contaminazione della prima falda, nella quale pescano diversi pozzi artesiani (unica fonte d’approvvigionamento idrico a Calvisano, che non ha ancora un acquedotto) resta da capire come possa aver raggiunto le fonti degli acquedotti di Montichiari e Carpenedolo, ben più profonde. E non è da scartare nemmeno l’ipotesi che l’irrigazione a pioggia, molto utilizzata nella bassa orientale, possa aver potuto — con il suo aerosol — contribuire alla diffusione dell’agente patogeno.

Viene invece scartata del tutto l’ipotesi che a a scatenare la diffusione del batterio sia la massiccia presenza di allevamenti intensivi presenti in zona (quasi 600 mila suini e circa 8 milioni di polli e tacchini). «In questi giorni non abbiamo segnalazioni di infezioni batteriche o virali negli allevamenti suini, bovini e avicoli della zona» chiarisce Stefano Cinotti, direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna. In letteratura medica ci sono rarissimi casi di polmonite contratta da animali d’allevamento, ma i primi ad essere infettati sarebbero allevatori e veterinari. «Qui invece siamo di fronte ad una sorgente patogena molto potente» chiude Cinotti.

In campo per capire le ragioni dell’epidemia c’è anche la magistratura. Sabato il sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo ha aperto un fascicolo: epidemia colposa, l’ipotesi di reato. Il fascicolo, per ora, è a carico di ignoti. Delegati per accertamenti e approfondimenti i carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni di Brescia. Già ieri mattina i militari si sono presentati negli uffici dell’Ats, in viale Duca degli Abruzzi, per chiedere documentazione e avere, ma è ancora presto e bisognerà attendere almeno una settimana, i risultati dei campionamenti effettuati su acquedotti, reti idriche e pozzi. In procura, prima di decidere come muoversi, sono in attesa della mappatura dei contagi, oltre che di tutta la descrizione della rete idrica, per capire come si sia diffusa la polmonite. I casi di contagio sono aumentati ed ora sono una trentina i comuni coinvolti: ieri ad Asola (Mn) sono state ricoverate altre sei persone.

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